decima puntata

oltre gli Urali a Tcheljabinsk, a Ekaterinburg, gli ultimi due meeting, andiamo sulla web-cam, salutiamo tutti i clienti rimasti, (eccetto Brave-heart) Alice e Debora vanno a Mosca, visitiamo la tomba degli Zar e poi verso Perm a Kurgun
dal venticinquesimo al ventisettesimo giorno

Miass, sabato 24 agosto 2002

(scrive Alice )

La levataccia è terribile, ma bisogna arrivare a Tcheljabinsk in tempo per visionare il salone dei meeting, pranzare e preparare ogni cosa.
Quando finalmente arriviamo all'albergo e ci parcheggiamo nel piazzale notiamo una cosa inusuale: nella macchina a fianco alla nostra ci sono due ragazzi e una ragazza che ci guardano sorridendoci tutti e tre inebetiti e muovendosi al ritmo di Flat Beat.
Io e Debora non riusciamo a trattenere le risa, sembra di essere in una candid-camera!
Anche Michal ride, non capiamo.
Michal e la mamma salgono nell'albergo a chiedere per il salone, io e Debora dobbiamo aspettare in macchina. E poi cominciamo a scaricare..
I giovani della macchina accanto sembra che vogliano fare amicizia, forse attirati dal fatto che siamo stranieri, ci vengono a parlare. Sono ubriachi, non sono ancora tornati a casa dalla sera prima, sono andati a ballare e non è ancora passata loro la voglia, così mettono la radio della macchina a tutto volume.
Uno dei due ragazzi ci dice che tutti i suoi vestiti sono di Prada. Prada o non Prada, sembra un giovane rapper americano, con gli occhiali scuri in pieno giorno senza sole! Sono simpatici, amichevoli, giovani. Il tipo vuole fare una foto con me e Debora. Io non mi oso, Debora neanche.. ma la obblighiamo.
Ridendo per l'imbarazzo si mette in posa, "cheeese".

Caspita! Stessa posa.. si sono messi d'accordo prima!?

meeting di Tcheljabinsk

Lasciano entrare nel salone del meeting solo noi quattro, per preparare ogni cosa. Bisogna salire un piano di scale, poi ci si ritrova in un piano composto inizialmente da un entratina con due divani enormi e le porte per i servizi, poi si entra in due stanze enormi: nella prima c'è un bancone e qualche tavolo tipo fast-food americano anni '50 (alla Happy-days, per intenderci), dove io e Debora cominciamo ad allestire il set fotografico; nella seconda vi sono solo tanti tavoli, e cominciano a prepararvi ogni cosa la mamma e Michal.
Finiamo giusto in tempo per l'inizio del meeting, alle 15. I clienti aspettavano sotto, non potevano salire con noi, e nel frattempo intrattenevano le ragazze arrivate un poco prima.
Qua si vede l'hotel dove abbiamo fatto i meeting, è uno dei più grandi di Tcheljabinsk, ma non si fa fatica a capire che ha bisogno di un po' di manutenzione.  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita
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Sbaglio o le foto sono un po' blu? Bisogna calibrare bene la macchina fotografica..

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(scrive Alice )

Durante il meeting io cedo. Succede a turno ad ognuno, in questi viaggi, di avere almeno un giorno di insopportazione per il mondo. Questo è il mio e mi rifiuto di continuare a scattare foto, ho i nervi a pezzi, un po' piango.
Debora, prontamente, prende il mio posto.
Colta da un poco di sensi di colpa ogni tanto l'aiuto in qualcosa, con le luci, i numeri da annotare, ma la macchina fotografica stia lontana da me!

Subito dopo il meeting decidiamo di partire. (Come già detto la "guida" di Brave-heart ci aveva spaventati..). Arriviamo a Ekaterinburg esausti, Michal tira fuori il computer portatile per guardare gli indirizzi degli alberghi dove potremmo andare a dormire. Batterie scariche, lo collega all'accendisigari dell'auto mentre questo continua ad emettere a ritmi regolari fischi orribili.
Io e Debora siamo esauste, io ho mal di testa e mal di stomaco, e Debora deve urgentemente andare in bagno.
A questo si aggiunge la strada: milioni di buchi perfettamente incongrui tra loro ci si parano innanzi, strada più scomposta non l'ho mai vista.
Sale il nervoso, siamo tutti stanchi poi, non ce la facciamo più, ed ogni albergo a cui chiediamo risulta pieno, neanche un posto.
Ad un certo punto in uno ci dicono che hanno una doppia libera, ma il tempo di pensarci e due nuovi signori entrano e la prendono al posto nostro. L'apoteosi!

Finalmente Michal riesce a leggere sul computer e trova il file dove avevo preso appunti: mi ricordavo che avevo telefonato in un posto che si chiama "La locanda degli insegnanti", erano molto gentili e mi avevano detto che non avevano saloni, ma costava pochissimo (dev'essere veramente una bettola).
Ci fermiamo vicino a dei poliziotti e chiediamo, ci indicano la via e nel giro di mezz'ora ci arriviamo.
Ma dove si trova l'albergo? Qual'è? Ci sono solo porte tutte uguali, sembrano tutte case popolari. Come facciamo a capire dove dobbiamo andare? Non possiamo mica suonare a caso! È tardi, quasi mezzanotte!

E allora continuiamo a girare, girare..
Non riusciamo a capire!
Ad un certo punto, come miracolati, entriamo in un cortile tutto buio. Saraà qui? Sì! E non è cambiato nulla da prima: il portone è sempre lo stesso.. ma qualcuno ci apre.

La porta è un enorme asse di legno che si chiude dall'interno come nei vecchi castelli. Il pavimento è di linoleum, una catasta enorme di mobilio in un angolo, due poltrone tutte rosicchiate nella "hall".
In ogni caso la signora è molto gentile e accomodante. Questo è un albergo che originariamente ospitava solo insegnanti in transito, da cui il nome.
Dalle bambine invece ha ottenuto un altro soprannome: "la locanda dei gatti". Questo perché nel momento in cui ci guida nelle nostre stanze, attraverso lunghi corridoi stretti dai colori più improbabili, siamo sopraffatti da un tremendo, fortissimo e nauseante odor di gatto..
A parte questo inconveniente le camere sono belle e grandi, soprattutto quella delle bambine. E qua quella puzza non si sente.
I pavimenti sono ricoperti da moquette blu, il bagno è in comune ogni due camere, quello delle bambine in comune con Brave-heart. Subito a dormire, ci addormentiamo sprofondando nel letto come pezzi di piombo nel mare.

[Dom utchitelja, telefon: 458101]

Ekaterinburg, domenica 25 agosto 2002

(scrive Alice )

Ci svegliamo piuttosto presto, vogliamo andare all'aereoporto a chiedere per i biglietti per Mosca. Io e Debora siamo agitatissime, vogliamo assolutamente partire e arrivare a casa prima di quanto prospettato, siamo agli sgoccioli, esauste.
Non si consideri questa come una critica al viaggio in sè stesso: un viaggio di questo genere è a dir poco splendido, particolare e molto interessante. Ma sono i ritmi che lasciano basite di fronte al tutto, senza più forza. Ci si ritrova in macchina per 4 ore al giorno (tutti i giorni, come minimo), al pomeriggio solitamente si lavora dalle 14 alle 20 e per essere puntuali spesso si salta il pranzo, a volte per la stanchezza non si avrebbe neanche voglia di andare a cenare. Il nostro più curioso quesito è a proposito di mia madre: come diavolo può anche sopportare la stanchezza della guida?

In ogni caso andiamo a chiedere e, miracolosamente, non c'è problema: i posti ci sono e i biglietti costano meno di quanto ci abbiano detto in ogni agenzia a cui abbiam chiesto durante il viaggio. Perfetto!

Tranquille torniamo verso la città: oggi ci sarà l'ultimo meeting, il tredicesimo, e domani si parte.. non ci sembra vero!

Andando verso l'albergo del meeting ci imbattiamo in qualche problema che il maltempo ha causato..

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meeting di Ekaterinburg

(scrive Alice )

Il meeting si svolge in un albergo un po' fuori mano, nella zona tra le più verdi della città e trovarlo sembra quasi un'impresa: è al fondo di un sentiero ed è composto da due grossi edifici a villetta. Nel primo c'è la reception, il ristorante e qualche camera, nel secondo vi sono ancora altre camere e al secondo piano (l'ultimo) c'e' il salone dove dobbiamo portare tutto l'occorrente. Due piani. A piedi. Ma accettiamo di buon grado: è l'ultimo sforzo che ci viene richiesto e poi non dovrebbe nemmeno esserci molta gente.
Le ragazze cominciano ad arrivare..
Io e Debora facciamo le foto in un'"ala" della sala, un po' a parte, come al solito. Unico aiuto nella nostra scenografia è uno sgabello alto da bar.

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(scrive Alice )

E alle 19 termina tutto, tempo di sbaraccare come al solito si fanno le 20.
Decidiamo di andare in un luogo che la mamma conosce per via di una webcam. Lei girando spesso per siti si ricorda delle riprese di Ekaterinburg in un sito che aveva trovato ( ... ). Ci arriviamo.
Avvisiamo tutti: mio fratello, amici e affini.. Vogliamo salutarli tramite internet!
Solo che è buio, e per fare in modo che ci vedano cominciamo a sventolare sacchetti e sacchettini nella direzione della webcam, che si trova appesa ad un palazzo in alto.
I passanti ci guardano con aria curiosa, esterrefatti.. Non capiscono..
Qualcuno si avvicina anche per chiederci che cosa facciamo, se siamo matti.. Noi ridiamo.  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita  - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita

Una foto anche alla telecamera...

 - a questa immagine è collegata l'immagine ingrandita Dove ceniamo?

Torniamo poi subito a dormire, siamo esauste.. e poi dobbiamo preparare ogni cosa per la partenza! Salutiamo anche Brave-heart, domani mattina la mamma accompagnerà noi in aereoporto con Giovanni (che ha deciso di partire con noi) e poi tornerà a svegliare lui e Michal, quindi è l'ultima volta che lo vediamo.
Ci spiace, ci ha fatto ridere un sacco, è un tipo molto particolare.. e lui, ovviamente, non manca di ricordarci anche la sua Caterina, tasto dolente in questo viaggio.

Ekaterinburg, lunedì 26 agosto 2002

(scrive Alice )

Ci svegliamo alle 4.45, io volevo svegliarmi alle 4 per l'ansia, ma mi hanno dato della matta e ho desistito con la mia idea. Carichiamo le nostre valigie in fretta, ci sentiamo fuori dal mondo, come intrise d'un aria irreale. Partiamo.
Qual'era la strada dell'aereoporto? Speriamo di ricordarcela.. ma non dovrebbe essere difficile.
Ma la tiritera ha blockquote.. o -Ma io non me la ricordo così la strada, tu ti ricordi qualcosa di questo paesaggio?

-Ma siamo sicuri sia proprio di qua? C'era il cartello? A me non risulta..

Se sbagliamo strada perdiamo anche l'aereo. Io, solita fatalista e pessimista, mi vedo già all'aereoporto a guardare da terra il nostro aereo in lontananza..

No.. guarda lì.. "aeroporto"!

Bene.. arriviamo. Tutti gongoli, parcheggiamo, tiriamo giù tutte le valigie, arriviamo all'entrata dell'aereoporto.. e Giovanni? Non c'è.
Lo cerchiamo.. Non c'è.
Ma dove è finito?

Nel frattempo io e Debora ci mettiamo in coda per i biglietti. Lui non arriva, la mamma continua a cercarlo, ma nulla.. evaporato.
Finita la nostra coda eccolo. Non capiva dove fossimo (!?!).
Fa anche lui il biglietto, ed eccoci tutti al controllo passaporto. La mamma ci riempie di baci e abbracci, ha le lacrime agli occhi, fa un po' pena, sembra un cagnolino sperduto e un po' mi spiace.. La sto abbandonando! Ma passiamo, e lei si allontana.

E così, io e Debora, usciamo definitivamente di scena...

Le bambine partite, in una mattina che sembra autunnale, con la tristezza del distacco ritorno in albergo. Sarebbe tempo di bilanci, ma il pensiero delle migliaia di kilometri che aspettano è persistente, non mi lascia in pace. Giriamo per Ekaterinburg per tutta la mattina, mangiamo la pizza, andiamo in un negozio di pellicce, compriamo souvenir, l'ennesime matrioske (Daniele al telefono me ne ha chieste due per le amiche di Gaia), vassoi, un tavolino laccato.

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Poi compriamo la cartina, non possiamo andarcene senza aver visto la tomba degli Zar. Chiediamo, nessuno ne sa nulla, possibile? Forse ci spieghiamo male?

Gli Zar sono morti qui a Ekaterinburg, Lei sa dove? Sa se c'è un monumento... qualcosa?
Tutti sono pirtroppo spiacenti, ma non sanno dove sia.. Siamo stupitissimi di questo, cerchiamo sul Lonely Planet, ma non si riesce a ritrovare il posto se non a grandi linee, nel centro della città.
Bisogna chiedere ancora...
Finalmente una donna, come cadendo dalle nuvole, si ricorda!
Certo, gli Zar, andate lì in fondo alla via, stanno costruendo una chiesa, c'è la gru, ci sono i lavori.. e le tombe
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Finalmente decidiamo di partire, sono le 5 passate, e per la prima volta da quasi un mese rivolgiamo la macchina a occidente: "incontro là dove si perde il giorno"

Dopo un centinaio di kilometri ci fermiamo in un motorest, vedo un camion slovacco, sono presa dall'entusiasmo e decido di andare a salutare, Michal non se lo sogna nemmeno, mi avvicino salutando e solo a pochi metri mi accorgo che quello sta facendo pipì contro il suo camion, faccio dietrofront immediatamente, Michal mi prende in giro...

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Il mototrest è bellissimo, mangiamo, facciamo le foto sotto le corna

La strada prosegue noiosa, il tempo è brutto, siamo tristi, poi ci pensa Brave-heart a farci tornare il buonumore, al primo sterrato comincia a fare il fuori-strada... sembra un bambino che con la bicicletta si lancia nelle pozzanghere per fare gli spruzzi...

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A un certo punto giriamo, ci dirigiamo verso Kurgun, la citta' della quale avevano parlato a Michal vicino alla chiatta del fiume. Ci arriviamo che e' quasi buio, siamo comunque molto stupiti a vedere enormi costruzioni che sembrano prigioni. Infatti sopra ai lunghissimi muri c'e' il filo spinato e ad ogni angolo ci sono delle torrette. Ne vediamo due, distanti tra di loro ma comunque enormi.

Chiediamo ad una coppia che passa se c'e' un albergo e dov'e'. Sono comici i due, uno indica a destra, e lei che e' a destre indica a sinistra, le loro braccia si incrociano.. E parlano contemporaneamente. Michal dice che indicavano entrambi lo stesso albergo, l'unico che c'e', ma uno diceva di passare dalla strada fuori del paese, l'altra invece consigliava di fare il centro. Decidiamo di passare dal centro.

Davanti all'albergo (classico enorme hotel sovietico) c'e' un parcheggio recintato, entriamo li' e aspettiamo Michal che va a vedere se ci sono le camere e quanto costano: 302 la singola per Brave-heart) e 496 la doppia per noi.

Brave-heart sospira.. sogna Ekaterina e non ha ancora deicso se al ritorno verra' con noi o rientrera' attraverso la Bielorussia per rivedere Elaterina.. Chiede a Michal se puo' telefonarle. Comprano una carta e provano. Capiscono solo dopo un quarto d'ora che la carta funziona solo per Perm. Volevamo anche sapere il numero di telefono dell'ambasciata Georgiana, provano con la receptionista che pero' ci dice che il servizio ricerca numeri funziona solo di giorno.

Allora vanno al bar, la donna al bancone si sta lavando i capelli! Comprano 3 gin tonic e birra. Poi salgono e vengono in camera nostra, vogliamo fare un te, ma l'acqua e' talmente salata che il te' e' imbevibile. Brave-heart intanto ci racconta come si vola e come si scia. Ci tiene una vera conferenza-lezione mimando ogni movimento, dal decollo all'atterraggio, mimando le situazioni limite che gli sono capitate, spiegando le diverse posizioni a seconda che si usino gli sci normali, oppure quelli corti che vanno di moda adesso, oppure il mono-sci... Non ne posso piu', gli dico che ho sonno, mi metto a letto sotto le coperte, non c'e' nulla da fare, continua a raccontare e Michal ride_ io credo che non sopravviverò. Chiudiamo finalmente la luce a mezzanotte.


continua continua...

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pagina scritta e curata da Michal Maruska, Elisabetta de Carli Maruskova & Alice de Carli Enrico .

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